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Dieci anni dallo morte del maestro Marcel Marceau Nel silenzio parla il Re del gesto

Published: Jun 22, 2017

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"Dear friends,

Ten years ago, on September 22nd one of the greatest mimes of all times, Marcel Marceau has left this world. This is day of sadness for all the people around the world that respected him and his work and for some of us that were fortunate to now him and learn from him.

That is why we are marking this day in peaceful ways and celebrating the day Marcel Marceau was born, March 22nd as the World Mime Day.

World Mime Organisation wants to thank Mrs. Patrizia Iovine our member from Italy for the article she wrote www.sipario.it and she has allowed us to publish it in its original form in Italian on WMO website. Mrs.Patrizia Iovine is the author of a book "Marcel Marceau - The Poetry of the Motion".

Enjoy the article."

 

Il 22 settembre 2007 si spegneva a Cahors, all’età di 84 anni, il mimo Marcel Marceau. Un artista deciso a raccontare la vita in silenzio, su un palcoscenico nudo, popolato da personaggi creati dalla sua stessa fantasia. Un poeta del gesto che ha descritto, attraverso le pantomime di stile, l’ essenza della condizione umana, che ha creato, nel 1947, un personaggio dal pallore lunare, il malinconico Bip , discendente di Arlecchino, nipote di Pierrot e cugino di Charlot. Ho conosciuto il maestro in una gelida giornata di dicembre, nel 1992 a Parigi.

Un uomo umile, come tutti i veri grandi artisti. Tra i suoi racconti, legati insieme da un sottile filo di magia, la sua infanzia e i ricordi di un padre sensibile, amante dell’opera lirica e del cinema muto troppo presto chiamato dalla morte in un campo di concentramento ad Auschwitz nel 1944. Un’infanzia segnata da un vuoto incolmabile, simile a quella del suo idolo e ispiratore, Charlie Chaplin, figlio di un uomo alcolizzato e di una donna vittima della pazzia, trascinata via in manicomio. Due artisti che hanno cucito sulla tela della sofferenza il loro mondo in bianco e nero, che hanno scelto di prendere a morsi la vita, uno sulla scena del set cinematografico sotto la cupola grigia della capitale inglese negli anni ’20, l’altro tra le tavole della scena teatrale, tra i vicoli e i parchi immaginari della metropoli francese nel periodo postbellico. Bip e Charlot, due antieroi, malinconici ed emarginati, due parenti romantici che, nonostante le sconfitte, proveranno sempre a rialzarsi e a rinascere. Marcel Marceau ha rappresentato il disagio dell’uomo in una società ostile, ha messo a nudo l’animo umano.

Attraverso il gesto ha lasciato parlare, assieme ai personaggi ch’egli stesso era solito impersonare, anche gli oggetti, gli animali, gli elementi della natura, mostrandoli con tutto il loro volume e il loro peso. Creare il visibile dall’invisibile al contrario di Chaplin che, attraverso gli artifici del set riusciva a creare l’invisibile dal visibile. Roba da acrobati del cuore. Il maestro francese ha poi inventato la marcia contro il vento, avvalendosi della legge del contrappeso, da cui poi Michael Jackson erediterà il passo di danza moonwalk. Nei suoi one man show il celebre mimo non portava nulla con sé in scena, con i movimenti scanditi dal respiro riempiva lo spazio intero, lo popolava di anime erranti, di elementi e soprattutto di sogni .

La musica era il giusto contrappunto alle grida dell’anima, era complice, come un’amante, del silenzio. A differenza del suo severo maestro Étienne Decroux, grammatico e teorico del gesto che nel suo atelier parigino viveva ed insegnava l’arte del movimento (che secondo lui aveva origine nel ventre), Marcel Marceau ha portato in giro per il mondo la sua fascinosa arte muta e in una vecchia valigia il costume che il suo Bip avrebbe indossato per esibirsi nei suoi numeri pantomimici: una maglietta a righe bianca e nera, un vecchio gilet dai grossi bottoni , pantaloni bianchi, un cappello a cilindro con una rosa rossa tremula come un’emozione, delle scarpe da acrobata e accanto, il suo tenero cuore vagabondo.

Affascinato dai teatri d’oriente, dai generi Kabuki, Nō e Kathakali l’artista francese, esibendo un melanconico viso dipinto di bianco amava rappresentare il suo universo immaginario soprattutto con le mani e con il volto al contrario del suo maestro Decroux che, alla scuola di Charles Dullin, negli anni ’40, considerava mani e volto strumenti della menzogna e seguaci della chiacchiera declassandoli all’ultimo posto nella gerarchia degli organi espressivi.

Il poeta del silenzio ha messo insieme i tasselli del mosaico gestuale partendo dalle origini per arrivare ai giorni nostri. Nell’intero continente si celebra la sua arte preziosa. Una tecnica impeccabile, universale ed eterna che resterà indelebile tra le più belle pagine della storia del teatro.

Patrizia Iovine

http://www.sipario.it/attualita/i-fatti/item/10931-dieci-anni-dallo-morte-del-maestro-marcel-marceau-nel-silenzio-parla-il-re-del-gesto-di-patrizia-iovine.html

 

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